ATTUALITÀ · CUCINA · LIBRI · PERSONAGGI · COSTUME · OPINIONI · CURIOSITÀ

Non scrivo per una testata, né seguo un’unica linea editoriale. Scrivo per me, e per chi ha voglia di leggermi. Qui le parole possono prendere strade diverse: un articolo, una riflessione, una storia, un libro, un personaggio, una curiosità, un ricordo.

E, perché no, anche una ricetta. Perché raccontare una buona storia e raccontare un buon piatto hanno qualcosa in comune: servono passione, attenzione e il piacere di condividere. Questo è il mio spazio libero. Un piccolo diario editoriale dove posso parlare di ciò che mi interessa, seguire un’idea, fermarmi su un dettaglio o semplicemente scrivere quello
che, in quel momento, sento di voler raccontare.

Senza confini. Senza una rubrica obbligatoria. Senza dover chiedere il permesso. Solo io, la mia curiosità e il piacere di scrivere.


Il lusso di una giornata senza niente da raccontare

Il problema delle giornate “importanti” e le cose apparentemente insignificanti che, messe insieme, raccontano una vita

Ci sono giornate in cui non succede niente. Per fortuna. Intendo niente di rilevante o memorabile, vale a dire niente che meriti una storia, un post e o un reel da pubblicare, niente che possa diventare una storia da raccontare alle amiche la sera con un vocale su whatsapp, o che meriti una telefonata.
Ci si sveglia, si esce con la cagnolina per circa un’ora, si incrociano sorrisi dagli altri proprietari dei quattrozampe, ci si scambiano simpatici e velocissimi racconti di vita sui nostri pelosi, poi si torna a casa, si fa colazione, si sfaccenda un po’, a seguire si accende il computer per lavorare. Poi al pomeriggio si scende sotto casa, si compra qualcosa per cena, magari è una scusa per cambiare aria incontrando qualcuno per strada. Si torna a casa, si fa una ripassata alle mail di lavoro, ci si informa se in famiglia è tutto a posto, infine si mette una cena frugale nel piatto e, prima ancora di accorgersene, è già sera.
Una giornata qualsiasi, dunque.
E invece no.
Perché penso che, ultimamente, siano proprio queste le giornate che rischiamo maggiormente di perdere, convinta che viviamo con l’idea che ogni giornata debba lasciare qualcosa su web: una foto, un viaggio (pure a Paola va benissimo), una cena speciale, un incontro, un traguardo, un acquisto o una novità da raccontare sui social, dove sembra che la vita debba essere continuamente interessante.
Ma la vita vera non credo che funzioni così. La maggior parte delle nostre giornate non contiene eventi straordinari. E forse è proprio questa la sua bellezza. Ci sono giorni fatti semplicemente di una buona tazza di caffè, di una telefonata inattesa, di una passeggiata più lunga del solito con il cane, del vezzo di un nuovo profumo, dell’aroma del sugo al basilico mentre si prepara il pranzo. Piccole cose, talmente piccole che spesso non ci facciamo nemmeno più caso.

Io lavoro scrivendo e gran parte delle mie giornate passa davanti a un computer.Non c’è più una redazione, da ormai 7 anni, in cui entrare alle nove meno un quarto, una pausa caffè con i colleghi davanti alle macchinette, o qualcuno che alle 6 mi dica: “Andiamo?”
La giornata ha un ritmo diverso. Il computer è lì. La cucina è lì. La casa è lì. E ogni tanto bisogna ricordarsi di andare in piscina, a uno spettacolo a teatro, una cena….insomma di uscire.
Ed è proprio durante quelle passeggiate al mattino presto che mi accorgo di quanto la mia città sia bella e profumata di brioches appena sfornate come sia strano il nostro rapporto con il tempo.
Cammino pensando alla telefonata da fare, alla famiglia, alla spesa, al lavoro da finire, alle cose da fare in casa. E intanto al mattino molto presto, quando cammino per la città, mi piace guardare i balconi. Li vedo spalancati per il caldo della nottata e, spesso, passando sotto le case, sento arrivare quei rumori che appartengono soltanto alle prime ore del giorno, come il tintinnio delle tazzine, il cucchiaino che gira dentro il caffè, qualche piatto appoggiato sul tavolo, una finestra che si apre. Sono rumori semplici, sono i rumori di casa. E mentre cammino con la mia cagnolina, mi capita di pensare che, dietro quei balconi aperti, ci sono decine di vite che stanno iniziando la loro giornata.
Chi mangia, chi beve il caffè, chi litiga quando è ancora in pigiama o chi si affaccia per prendere un po’ d’aria.
E io continuo a camminare. Non conosco nessuna di quelle persone, ma per qualche secondo mi sembra di entrare nella loro quotidianità soltanto attraverso quei piccoli suoni.
E forse è proprio questo che mi piace della città al mattino prima che diventi chiassosa.
Io cammino, guardo le bellissime case, guardo quanto sia spesso trascurata la mia città, guardo i balconi, ascolto quei rumori e penso che per fortuna non stia succedendo niente di speciale.
Quei minuti non programmati, penso siano proprio quelli che ricorderemo.

anna